Alla ricerca di inibizioni
Di recente mi è tornato in mente un famoso musicista svizzero, «Mani Matter», e la sua meravigliosa canzone “Hemmungen”. Un tempo ci ridevo sopra. Oggi mi chiedo a volte se non siamo afflitti proprio dal problema opposto.
Non troppe inibizioni. Troppo poche.
Un tempo si provava inibizione nel gridare al mondo la propria opinione senza che nessuno la chiedesse. Oggi le persone hanno un’opinione su ogni argomento. Spesso già dopo aver letto solo il titolo. Un tempo si provava inibizione nell’interrompere le conversazioni altrui. Oggi alcuni parlano al telefono in treno così forte, come se il cellulare dovesse arrivare acusticamente fino a destinazione. Un tempo si provava inibizione nel fotografare ogni pranzo. Oggi mezza Europa sa chi ha appena ordinato un toast all’avocado.
Naturalmente le inibizioni possono essere fastidiose.
Hanno impedito dichiarazioni d’amore.
Ritardato carriere.
Frenato passi coraggiosi.
Ma avevano anche un vantaggio inestimabile: ci ricordavano che non siamo soli al mondo. Che a volte potrebbe essere sensato riflettere un attimo prima di dire qualcosa.
O prima di pubblicare un post.
O prima di commentare.
O prima di dichiarare a gran voce.
Ne sono convinto: le inibizioni non sono il contrario del coraggio. Spesso sono il risultato del rispetto. Rispetto per le altre persone o per interi popoli. Per le situazioni. Per i limiti. E a volte persino per se stessi.
Quando oggi leggo certe discussioni su Internet o ascolto i discorsi di potenti uomini di Stato, non desidero più coraggio. Desidero qualcosa di molto più rivoluzionario. Due secondi di esitazione.
Il mondo probabilmente sopravvivrebbe.
E forse ne trarrebbe persino beneficio.
Di Marco Canonica
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Foto: generata con l'IA