Il lunedì è un errore

Domenica mattina. Il mondo respira più piano, il caffè ha un sapore più intenso e io sono – almeno in teoria – un uomo libero. In teoria, perché da qualche parte, in un angolo della mente, c’è già quel piccolo controllore di cattivo umore che mi sussurra: «Domani è lunedì».

Il lunedì non è un giorno. È un concetto. Una sorta di allineamento collettivo con la realtà. Mentre il martedì e il mercoledì si presentano tirati a lucido come funzionari coscienziosi, il lunedì arranca ancora in accappatoio e si chiede chi lo abbia invitato.

Eppure il lavoro raramente è il problema. Molti vanno addirittura volentieri al lavoro – almeno finché la sveglia il lunedì non suona come un istruttore di fitness troppo zelante. Il vero scandalo è il cambiamento. La domenica siamo ancora filosofi, dormiglioni, intenditori della colazione. Dodici ore dopo dovremmo già essere di nuovo esperti di Excel.

Il martedì, invece? Per lui è facile. A quel punto siamo già “dentro”. Il caffè fa effetto, le scuse sono pronte e il corpo si è rassegnato. Mercoledì? Metà strada! Quasi euforia. Giovedì? Modalità carriera light. Solo il lunedì rimane il testardo buttafuori tra libertà e routine.

La nostra strategia per il futuro: consideriamo il lunedì come se fosse un jet lag. Niente prestazioni al massimo, niente decisioni importanti, solo un dolce riadattamento. Il lunedì come «giornata di prova» ufficiale. Chi ce la fa, può continuare.

Potremmo anche ribattezzare il lunedì «venerdì successivo»: la realtà bussa alla porta, ma noi semplicemente non apriamo ancora. Forse allora, prima o poi, il lunedì potrebbe persino diventare... simpatico.

 

Di Marco Canonica