Il suono della curiosità
Quando ero giovane, una telefonata aveva ancora qualcosa di magico. Il telefono squillava. E nessuno sapeva chi fosse.
Nessuno.
Oggi è quasi impossibile da immaginare. Allora ci si alzava di scatto, si correva per mezza casa sperando in qualcosa di emozionante.
Forse un amico.
Forse il primo grande amore.
Forse qualcuno che chiedeva:
«Esci?»
Ogni chiamata era una piccola sorpresa. Un po' come un uovo a sorpresa. Solo senza cioccolato. Oggi è diverso. Oggi il telefono sa già tutto. Chi chiama. Quando chiama. E a volte ho la sensazione che sappia persino perché chiama. La suspense è scomparsa.
Al suo posto è subentrata l’informazione.
Il cellulare ci rivela immediatamente il nome.
E con il nome spesso compaiono anche i primi pensieri.
«Ah, questa volta ci vorrà più tempo.»
Oppure:
«Risponderò più tardi.»
Un tempo ci rallegravamo di una telefonata.
Oggi ci rallegriamo di un messaggio con il testo:
«Se hai tempo, fammi sapere.»
In qualche modo è assurdo. Tecnicamente oggi siamo più connessi che mai.
Eppure, un tempo, il suono del telefono era a volte più emozionante di quanto lo sia oggi uno smartphone pieno di messaggi.
La mia teoria, forse un po’ provocatoria:
abbiamo guadagnato molto in termini di comodità.
Ma abbiamo perso un po’ di sorpresa.
E forse è per questo che non mi manca affatto il vecchio telefono.
Ma quella meravigliosa sensazione di non sapere mai chi avrebbe voluto cambiare la mia vita nei dieci minuti successivi.
Di Marco Canonica
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Foto: pixabay.com / Rohwedder