L'arte di convivere

Una delle peculiarità più sottili della nostra epoca è che proprio coloro che dovrebbero trovare soluzioni insieme provano sempre più piacere nel contraddirsi a vicenda.

Non in senso produttivo – quello sarebbe il fulcro dei dibattiti politici – ma piuttosto come una sorta di esercizio di distacco misurato. Lo si percepisce anche nell'attuale panorama politico svizzero: quando si tratta di approvvigionamento energetico, di relazioni con l'Europa o di finanziamento dei nostri sistemi di previdenza sociale. Le sfide sono complesse, le soluzioni raramente univoche – eppure le linee di demarcazione spesso seguono in modo sorprendentemente netto i confini tra i partiti. Ora, non c'è nulla di riprovevole nell'avere delle convinzioni.

Ciò che mi preoccupa, però, è constatare che troppo spesso si confonde la fermezza con l'immobilismo. Chi si smuove rischia presto di essere sospettato di tradimento. Si sa da tempo che da soli non si va lontano.
Forse la collaborazione inizia con una semplice domanda: potrebbe darsi che anche l'altro non abbia del tutto torto? Una domanda scomoda, soprattutto in politica, ma che apre nuove porte.

Non richiede di rinunciare alle proprie convinzioni, ma la capacità di distinguere: cosa è imprescindibile e dove c’è spazio per trovare soluzioni? Mi pongo questa domanda anch’io continuamente. Soprattutto quando sono già interiormente convinto di avere ragione. Forse è proprio quello il momento in cui ascoltare diventa più importante che argomentare. I compromessi vengono spesso considerati una debolezza.

Eppure spesso è proprio il contrario. Con un pizzico di ironia si potrebbe dire: se alla fine tutti sono un po’ seccati, forse è stata una buona decisione. Ciò che mi interessa, quindi, non è tanto la differenza in sé, quanto il modo in cui la affrontiamo. Se coltiviamo le differenze come fossati – o le utilizziamo come punto di partenza per costruire ponti.

Perché non si viene eletti per avere ragione, ma per assumersi delle responsabilità. E le responsabilità sono difficili da assumersi da soli.

Di Marco Canonica