La leggenda dell’automobilista migliore

Di recente, guardando ancora una volta uno di quei vecchi filmati degli anni Settanta e Ottanta, mi è venuto da sorridere.

All’epoca il mondo era ancora incredibilmente semplice. Gli uomini sapevano guidare. Le donne sapevano chiedere indicazioni. Gli uomini capivano di tecnologia. Le donne capivano gli uomini. Beh, quest’ultima forse era già allora solo una diceria.

In questi vecchi spot pubblicitari, gli uomini stavano in piedi accanto alle auto con aria importante, spiegavano motori, pneumatici e carburatori e guardavano come se avessero inventato personalmente la mobilità. Le donne sorridevano ammirate.

Oggi si guardano scene del genere e ci si chiede se all’epoca qualcuno credesse davvero che quella fosse la realtà.

Perché ormai gli uomini se ne stanno regolarmente seduti davanti alla TV e gridano:

«Perché adesso non funziona di nuovo?»

Mentre la loro figlia risolve il problema in dodici secondi.

Anche nella guida sono avvenuti cambiamenti sorprendenti.

Un tempo si diceva che gli uomini fossero i migliori guidatori. Oggi uomini e donne siedono insieme in auto e discutono con la stessa passione della stessa domanda: «Perché il navigatore ci ha mandato qui?»

La differenza sta solo nell’attribuzione della colpa. L’uomo crede che il navigatore sia sbagliato. La donna crede che l’uomo abbia frainteso il navigatore. Entrambi sono fermamente convinti di avere ragione. Ed è proprio per questo che continuano a percorrere lo stesso tragitto.

La mia teoria: un tempo gli uomini credevano di avere la tecnologia sotto controllo. Oggi sappiamo tutti che è la tecnologia ad avere il controllo su di noi.

E quando il Wi-Fi non funziona, improvvisamente uomini e donne sono ugualmente impotenti.

Questo è ciò che chiamo progresso.

 

Di Marco Canonica

 

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Foto: pixabay.com