La paura di perdersi qualcosa

Viviamo in un’epoca in cui, a quanto pare, dire di sì non significa più che si andrà. Significa solo, in un primo momento, che ci si tiene aperta la possibilità.

Ci si dà appuntamento per cena, si accetta e non si vede l’ora. Poi arriva il venerdì. Da qualche parte c’è una festa, qualcuno ha prenotato un tavolo, spunta un invito – e all’improvviso l’attesa si trasforma in una decisione strategica.

E se lì stesse succedendo qualcosa di meglio?

Questa domanda ci assilla con sorprendente frequenza. Non andiamo più semplicemente da qualche parte. Prima verifichiamo cosa potremmo perderci.

Un tempo si diceva: «Peccato, non ci sono». Oggi, grazie ai social media, cinque minuti dopo sappiamo già cosa ci siamo persi – comprese le foto di persone che, a quanto pare, hanno trascorso la serata più bella della loro vita. Naturalmente nella foto non si vede che il fotografo sta aspettando il suo drink da venti minuti.

Conosco bene quella sensazione. Si è comodamente seduti a cena con gli amici e all’improvviso ci si chiede cosa stia succedendo altrove. Forse lì l’atmosfera sarebbe più vivace. Forse ci sarebbero persone migliori. Forse addirittura quell’evento leggendario di cui si parlerà ancora tra dieci anni.

E mentre ci si pensa, ci si trova già nel bel mezzo di una bella serata.

Forse questo è il nostro nuovo problema di lusso: abbiamo così tante possibilità che abbiamo costantemente paura di aver scelto quella sbagliata.

Per questo ho introdotto una semplice regola: se ho detto di sì, resto.

Non perché non ci possa essere qualcosa di meglio altrove.

Ma perché forse proprio qui, in questo momento, va già abbastanza bene.

E se così non fosse?

Allora almeno è stata una mia decisione.

Non la paura di essermi perso qualcosa.

Di Marco Canonica

 

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Foto: pixabay.com / Engin_Akyurt