Mi sono fermato, affinché la situazione peggiorasse per tutti

La fila al supermercato non è un luogo. La fila al supermercato è un destino. Entro nel negozio ancora da persona libera. Ho degli obiettivi. Ho la mia dignità. In realtà mi servono solo tre cose. Tre! Non è una spesa, è una sosta. Una semplice formalità logistica. E poi le vedo.

Le casse.

Un mare di possibilità. Un labirinto di speranze e illusioni. E da qualche parte lì dentro: la mia decisione. La decisione che cambierà tutto. O, realisticamente: peggiorerà leggermente tutto.

Faccio un respiro profondo. Osservo. Analizzo. Cassa 1: troppe persone che sembrano avere tempo. Pericoloso. Cassa 2: solida. Discreta. Potrebbe funzionare. Ma proprio per questo potrebbe anche essere un perfido agguato. Cassa 3: quasi vuota.

QUASI. VUOTA.

Non sono mica stupido. Scelgo la cassa 2.

All'inizio va tutto bene. Le cose procedono. Annuisco dentro di me. Ecco com'è la competenza. Ecco come sono le persone che hanno la vita sotto controllo. Persone come me, che sanno quando non prendere una decisione palesemente sbagliata.

Poi – dal nulla – tutto rallenta. Davanti a me qualcuno fruga nella tasca. E non smette più. Vengono alla luce cose che non vedevo da anni. Monete. Foglietti sparsi. Una penna a sfera. Una seconda penna a sfera. Perché due? Nessuno lo sa.

E poi: i buoni sconto. Non uno. Non due. Una pila tale da mettere a rischio la stabilità dell’intera zona delle casse. La cassiera li scansiona. Si sente un bip. Ma è un bip diverso. Questo bip esprime dubbi. Questo bip solleva domande. Questo bip ha una sua opinione sulla situazione.

«Un attimo», dice. Questo attimo dura più a lungo della mia ultima pianificazione delle vacanze. Accanto a me – lo sento, non voglio vederlo, ma lo sento – si apre una nuova cassa. Ovviamente. È ovvio che succeda. La gente si riversa lì. Si muove con una disinvoltura che è quasi offensiva. Come se non avessero mai commesso errori. Come se fossero persone migliori. Persone più veloci. Persone più intelligenti.

Potrei cambiare. POTREI. Ma adesso? Adesso non si tratta più di fare la spesa.

Adesso si tratta di onore. Dietro di me si sta formando una folla. Una folla silenziosa, passivo-aggressiva. Respira rumorosamente. Si avvicina. Ora faccio ufficialmente parte di un problema che io stesso ho creato. Me ne sto lì. Immobile. Un monumento all’errore di valutazione umano.

Il tempo perde significato. I secondi si allungano. I minuti si dissolvono. Da qualche parte sto invecchiando.

Prima o poi – molto più tardi, forse in un’altra vita – toccherà a me.

Pago. La cassiera sorride. Le restituisco il sorriso, come chi ha visto cose che altri non vedono. Quando esco dal negozio, non sono più la stessa persona. Sono più cauto. Più maturo.

E assolutamente convinto che la prossima volta sceglierò semplicemente la cassa 3.

 

di Marco Canonica