Non sto fissando!
C’è uno sport tipicamente svizzero per il quale non servono né scarpe da ginnastica né l’iscrizione a un’associazione: il fissare.
Lo facciamo in treno, al ristorante, sull’autobus, alla cassa della Migros e soprattutto dove crediamo che nessuno se ne accorga. Gli esperti lo chiamano ormai addirittura «Swiss Stare». E non hanno poi così torto.
L’altro giorno, in treno, c’era qualcuno seduto di fronte a me. Acconciatura interessante, scarpe che saltavano all’occhio, in qualche modo familiare. Ho dato un’occhiata veloce. Solo un attimo. Poi ancora una volta, per capire se conoscevo quella persona.
Lei ha ricambiato lo sguardo. A quel punto le cose si sono complicate.
Ho immediatamente distolto lo sguardo verso il finestrino, come se lì stesse accadendo qualcosa di straordinario. Ma non era così. Il paesaggio che mi scorreva davanti era lo stesso di sempre.
Perché lo facciamo?
Vogliamo sapere chi è l’altro, perché ha quell’aspetto, cosa sta leggendo e se lo conosciamo. Allo stesso tempo, non vogliamo assolutamente essere scoperti mentre cerchiamo di scoprire proprio questo.
Quindi guardiamo di nascosto, ma apertamente.
La situazione diventa particolarmente bella quando entrambi fanno la stessa cosa.
Due persone sono sedute una di fronte all’altra e ingaggiano una gara silenziosa: chi resiste più a lungo a fissare l’altro? Chi cede per primo? Chi vince?
Probabilmente nessuno.
Per questo ho sviluppato una nuova strategia: se qualcuno mi sorprende a fissarlo, ricambio semplicemente lo sguardo.
Questo dà un’impressione di sicurezza.
Almeno lo spero.
Forse lo «Swiss Stare» non è affatto una mancanza di educazione. Forse è solo la nostra forma svizzera di curiosità: ci interessano eccome le altre persone – solo che non vogliamo ammetterlo.
E se ora state pensando che vi abbia appena fissato:
No.
Ho solo osservato.
Di Marco Canonica
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Foto: pixabay.com / draconianimages