Perché preferisco far sorridere

Mi viene chiesto spesso perché scrivo proprio articoli umoristici e divertenti.

La risposta è sorprendentemente semplice.

A un certo punto ho avuto la sensazione che la prima cosa che ci svegliasse al mattino fossero le cattive notizie. Appena si apre un’app, si sfoglia il giornale o si accende la radio o la televisione, ecco che ci aspetta già la crisi successiva. I titoli dei giornali si contendono l’attenzione – e di solito ad attirarla sono le notizie drammatiche, quelle che fanno più rumore, quelle negative.

E così mi sono chiesto sempre più spesso:

Cosa succederebbe, in realtà, se fosse esattamente il contrario?

Se esistesse un mezzo di comunicazione che non diffondesse paura, ma fiducia. Che non indignasse, ma facesse sorridere. Che non iniziasse la giornata con il dito puntato, ma con un occhiolino.

Forse il mondo non ne uscirebbe migliore.

Ma la giornata sì.

È proprio da questo pensiero che è nato Wortwitz.

Non come fuga dalla realtà. Il mondo ha i suoi lati seri – e li avrà anche domani, indipendentemente da come e cosa scrivo.

Ma come decisione consapevole di rivolgere lo sguardo, di tanto in tanto, al bello, al bizzarro e a ciò che c’è di meravigliosamente umano.

Perché la vita non è fatta solo di crisi, conflitti e catastrofi.

È fatta anche di foto delle vacanze venute male, valigie strapiene, telefoni che una volta erano più emozionanti, acquisti di scarpe che si trasformano in piccoli studi sulle relazioni e mille altri momenti quotidiani di cui dovremmo ridere molto più spesso.

Se con una mia rubrica riesco a far sorridere qualcuno la domenica mattina, a farlo ridere di gusto o a fargli pensare dopo la lettura: «È proprio così!», allora ha raggiunto il suo scopo.

Forse non abbiamo bisogno di altri titoli che ci spieghino perché il mondo sia andato fuori dai binari. Forse ogni tanto abbiamo semplicemente bisogno di una storia che ci ricordi perché, nonostante tutto, valga comunque la pena viverci. Se le mie rubriche danno un piccolo contributo in tal senso, allora le scriverò anche domenica prossima.

Con gioia. E naturalmente con un occhiolino.

Di Marco Canonica

 

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Foto: pixabay.com